Socialmente

Un giorno o un anno di vita (la dimensione atemporale impedisce ogni cronologia esatta) di due giovani totalmente alienati. In un’allucinazione continua scorrono i sogni di successo e gli incubi di fallimento di due soggetti desiderosi di essere, ma incapaci di farlo.

SocialMente  è lo spettacolo che Francesco Alberici e Claudia Marsicano portano in scena in questi giorni al Teatro Litta, presso la sala La Cavallerizza.Giovani leve del teatro italiano, formatisi presso la Scuola di Teatro Quelli di Grock e creatori dell’ etichetta teatrale FRIGOPRODUZIONI, Alberici e Marsicano portano in scena l’emotività delle “nuove generazioni”: dentro e fuori dai social network, dai tubi catodici e dai modelli matematici di comunicazione, le nostre identità virtuali stanno progressivamente inglobando quelle reali. Da animali sociali stiamo diventando animali social; cool or not che la trasformazione sia, prendiamo atto di un’altra evoluzione/involuzione che il genere umano sta compiendo. E l’ultima domanda che resterà da farci sarà: ci metteremo un like?

“La nostra poetica – spiega il regista – è volta a esplorare il grado zero delle dinamiche di relazione interpersonali. Gli elementi caratterizzanti di questa scelta sono da una parte la compressione del testo, o meglio del linguaggio utilizzato, che implode e si disintegra: la forma privilegiata di comunicazione non è né il dialogo, né il monologo, ma lo sproloquio, verbale e fisico, che si muove tra lunghi silenzi e improvvise esplosioni. Dall’altra, la scelta di lavorare nelle coordinate dello spazio mentale dei personaggi, spazio nel quale non è possibile stabilire una linea netta di demarcazione tra un’azione e un pensiero del personaggio. La realtà in cui viviamo è scandita dall’irreale. Il principio di realtà è subordinato a un principio di virtualità, che lo influenza e definisce. Ad esempio l’identità di ciascuno di noi è complementare all’identità virtuale. Se non sono su facebook, in parte non sono anche nella realtà.  Mettere un like, aggiungere o bloccare qualcuno, eliminare un amico sono tutte azioni assolutamente virtuali, irreali, eppure la ricaduta di tali azioni è tangibile, reale: la tristezza che ci procura l’essere eliminati o il gusto lievemente sadico legato al bloccare una certa persona sono sentimenti reali, che percepiamo sulla nostra pelle. I social network sono dei contenitori all’interno dei quali si sviluppano e si sfogano le nostre pulsioni, le nostre emozioni, le nostre paure.  Un altro contenitore virtuale che media la realtà percepita è la televisione. Ciò che accade all’esterno e che non sperimentiamo in prima persona, lo viviamo attraverso i mezzi virtuali. Questo meccanismo vale a tal punto che, alle volte, l’irreale prende il sopravvento sul reale: non siamo toccati dal signore che incontriamo per strada e che ci chiede l’elemosina, fatichiamo a vivere pienamente un sentimento amoroso, ma un’inchiesta sui clochard e un talent sul canto possono emozionarci sino alle lacrime. In questi specchi virtuali ritroviamo noi stessi, più di quanto riusciamo a farlo nel reale, nella vita vissuta. Sarebbe superficiale e pericoloso azzardare un giudizio su questi fatti, definirli positivi o negativi, giusti o sbagliati, restano fatti, tuttavia. Abbiamo tentato di analizzarli e descriverli mediante il linguaggio del teatro”. 

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