A seguito della pièce “Le sorelle Macaluso”, Emma Dante completa il dittico al Piccolo Teatro Grassi di Milano con “Operetta burlesca”. 

 

Lo spettacolo, di breve durata, è un dramma dell’interiorità e della diversità: il protagonista è Pietro, un giovane napoletano, “nato femmina ai piedi del Vesuvio”, che “parla in falsetto, ha un corpo sbagliato e un animo passionale, influenzato dal vulcano”. 

Come nelle precedenti opere della regista palermitana, i personaggi si presentano danzando, si mettono a nudo davanti allo spettatore in modo metaforico e non, mostrando i conflitti e le tensioni che attraversano il loro animo. Come chiarisce l’autrice infatti, “Operetta morale è uno spogliarello dell’anima”.

Pietro ingaggia una lotta con se stesso, con le resistenze ereditate dai genitori siciliani, all’antica, e le pulsioni che lo spingono ad essere autentico e libero. Sul palcoscenico lo sdoppiamento del protagonista è tangibile e reso fisicamente dall’interpretazione dei vari strati di coscienza del protagonista.

Ancora una volta la corporeità va di pari passo con lo slancio emotivo e con la confessione dei personaggi: l’esaltazione, l’amore, la delusione e il disincanto vengono resi grazie ad una presenza marcata del corpo sulla scena. 

A fare da contraltare è lo sfondo con dei manichini abbigliati in modo fastoso, che si rivelano essere bambole gonfiabili, un’espediente già adottato in precedenza dalla Dante ne “Le pulle”.

L’opera trova la sua attualità, perchè si inserisce nel dibattito sulle unioni omosessuali e affronta il ritardo del nostro Paese nei confronti di una tematica così scottante e delicata al tempo stesso.