Come ogni estate a Roma, anche quest’anno si rinnova l’appuntamento con la XIV Edizione della Pirandelliana 2012. La Compagnia teatrale LA BOTTEGA DELLE MASCHERE nella stupenda cornice del giardino DELLA BASILICA DI SANT’ALESSIO ALL’AVENTINO dal  5 luglio al 5 agosto  –  ore  21.15 presenterà due opere di Pirandello:

COSÍ È (SE VI PARE) LA VERITÁ – LA PATENTE L’UOMO DAL FIORE IN BOCCA – ALL’USCITA di Luigi Pirandello con Marcello AMICI – Marco VINCENZETTI –  Ingrid MAURETTI – Giuseppe ARNONE – Anna VARLESE

Umberto QUADRAROLI – Raffaella ZAPPALÁ – Alcide PASQUINI – Lorenzo MESSERI  – Ilaria CARLUCCI Roberta RUBBINO – Laura TEDESCO – Valeria PISTILLO – Alessio FRANCESCANGELI – Carlo BARI Scenografia e ricerca musicale: Marcello de LU VRAU  – Direzione artistica e costumi: Natalia ADRIANI Regia di Marcello Amici

La bottega delle maschere è tra gli ultimi depositari del teatro di parola, della civiltà della parola che aspira a visualizzarsi e acquistare corpo e movimento trasferendosi di là dal sipario. Tutto è ricondotto al palcoscenico, al vuoto senza protezione, dove si giuoca a fare sul serio.

La bottega è il testimone della trasformazione e dell’uso della parola, del suo rapporto con l’immaginazione: il teatro è una bocca che pronuncia parole mai udite prima. Non può esserne espropriato. È un delitto interrompere il sogno!

Pirandelliana (XIV Edizione) è un progetto unico, una sperimentazione culturale completa sulla drammaturgia dell’uomo del Kaos: un appuntamento da non perdere con una delle manifestazioni più attese ed eleganti dell’Estate romana.

La celebre rassegna teatrale si svolgerà dal 5 luglio al 5 agosto nel suggestivo giardino della Basilica di Sant’Alessio che dall’alto del colle Aventino si affaccia maestosamente su Roma, spaziando dal Gianicolo al Campidoglio.

Il 5 luglio debutta Così è (se vi pare). La commedia sarà in scena il martedì, il giovedì e il sabato.

Il 6 luglio tocca a La verità, La patente, L’uomo dal fiore in bocca e All’uscita. I quattro Atti unici di Luigi Pirandello saranno rappresentati il mercoledì, il venerdì e la domenica.

COSÍ È (SE VI PARE)

 

«Parabola» (l’unica che mi sia veramente cara) fu definita da Pirandello la vicenda drammatica tratta dalla sua novella La signora Frola e il signor Ponza, suo genero, proprio per l’insegnamento morale che essa suggerisce: la storia dell’una (la signora Frola) che dice viva la propria figlia creduta morta dal genero e a lui ridata in moglie, ma come fosse un’altra donna, è altrettanto vera quanto la storia dell’altro (il signor Ponza) che afferma sia pazza la suocera, la quale ritiene viva la figlia, mentre è morta da quattro anni.

La stanza della tortura, stavolta, è un salotto provinciale col suo brulicare di conformisti impiegati di prefettura e di signore irragionevoli e benpensanti. Tutti si muovono come marionette e si dilaniano in una innaturale ricerca della verità. Si fanno indagini, ma non esiste né il certificato di morte della figlia della signora Frola, né tantomeno quello di un secondo matrimonio del Ponza. La situazione potrebbe essere chiarita solo dalla diretta interessata: la signora Ponza. La donna rende la situazione ancora più complicata, dichiarando di essere sia la moglie del Ponza, sia la figlia della signora Frola.

– Ah, no, per sé, lei, signora: sarà l’una o l’altra!

– Nossignori. Per me, io sono colei che mi si crede.

Non è gran filosofia affermare che siamo come gli altri ci vedono, ma non per questo si può stare quieti a pensare che c’è uno che si affanna a persuadere gli altri che noi siamo come ci vede lui…

La parabola è un capolavoro non per il dettato filosofico, ma per i fantasmi esistenziali che assembra.

Bianco e nero e un pizzico di viola! Tutti uguali: grigie le signore, neri gli uomini, per un giuoco tra marionette futuriste e personaggi antichi, fedeli alleati dell’Autore. La verità, trasparente sul finale perché illuminata in controluce, sta in casa di un limbo che ospita attori e personaggi. E’ un palcoscenico totale, un arsenale delle apparizioni in cui si dipanano i momenti intensi di un Novecento teatrale alla base della drammaturgia contemporanea. In uno spazio elementare è collocata la coscienza dell’azione. Si presenta in viola colui che rasserena il pubblico, affondato nell’incapacità di capire, e lo consola. Un supremo inquisitore che mette sotto scacco sia gli attori, sia gli spettatori oltre l’uscita dal teatro, abile nel togliere ogni sostegno al giudizio, per modo che non si possa più distinguere tra fantasma e realtà.

Dagli appunti del regista: “Con quattro atti unici, legati tra loro con delle monadi pirandelliane, vorrei concludere una mia tesi: l’universo pirandelliano è lo spazio dell’istrione. Le sghembe poesie, i romanzi, le novelle, le commedie che lo popolano, sono aspetti di una contraffazione istrionica, alterazione di una voce umana nel tentativo disperato di sottrarre la vita alla pena di una forma. Per evitare lo scacco, per ingannare la morte, l’istrione adopera tutte le sue risorse: esaspera il giuoco, come Tararà ne La verità che racconta di non aver potuto fare a meno di uccidere la moglie con un colpo d’accetta; come Chiarchiaro ne La patente segregato nei panni di uno iettatore, come in un involucro difensivo, una pattumiera beckettiana in cui irrigidisce la maschera con cui gli altri lo coprono. Per lui non c’era l’art. 18 ed era stato buttato in mezzo ad una strada perché iettatore, con la moglie paralitica da tre anni in un fondo di letto e due figliole da marito; come L’uomo dal fiore in bocca che esibisce la sua stessa sofferenza nel vano tentativo di mutare in disgusto il piacere ineliminabile della vita.

La dissimulazione pirandelliana è collocata ovunque, come All’uscita, tra apparenze di morti, nel significato delle parole che fanno nascere un nuovo teatro, attento, anche qui, a quello che sta succedendo a Vienna, in Bergasse 19”. 

Fonte: Ufficio Stampa Valeria Buffoni

 

Stefano Polidori
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