Un secolo fa un’intera generazione salì, incosciente ed euforica, su un transatlantico destinato a solcare l’oceano della storia. Una nave mai arrivata a destinazione. Un viaggio interrotto contro la parete di ghiaccio di un iceberg qualsiasi, sul fondo delle acque gelide dell’oceano. Il Titanic, appunto, è metafora oggi di un naufragio collettivo. Un naufragio dei sogni, delle speranze, delle attese.

 

Roberto Latini torna all’Argot Studio di Roma con il secondo movimento del programma Noosfera, iniziato con “Noosfera Lucignolo”, presentato sempre all’Argot la scorsa stagione. La noosfera è, idealmente, la sfera del pensiero umano che sintetizza e definisce una sorta di “coscienza collettiva”. All’interno di questo microcosmo la società contemporanea implode, tra mute urla di disperazione, gesti irrisolti, speranze deluse. Dopo il carro diretto verso il Paese dei Balocchi che dava il nome al primo movimento di “Noosfera”, ecco il parallelo con lo sciagurato transatlantico che, esattamente un secolo fa, si inabissò nell’oceano, mettendo fine alla più grande festa della storia moderna, spegnendo le luminarie che sui ponti scimmiottavano le stelle. Prima ancora delle guerre mondiali, col Titanic sono naufragati lo spirito e l’aspirazione di un’intera civiltà Una specie di incosciente e incolpevole suicidio collettivo come l’inaspettato errore di sistema che sospende la serra delle nostre relazioni. <<Essere attori di questo Teatro è come essere saliti sul Titanic. Mentre la nave affonda, mentre tutto intorno cade giù, mentre non si capisce mai se quello che tocchiamo è ormai il fondo o se il fondo in fondo non c’è mai, noi, da anni, anni, anni, tutti i giorni, tutti, noi, noi tutti, suoniamo, suoniamo e continuiamo a suonare>>. La performance di Latini è di grande potenza drammatica. Estremamente intensa, fisica, quasi violenta. Di forte impatto visivo, emoziona e suggestiona attraverso le immagini, i movimenti, la voce e la scelta di pochi colori –  il rosso di una sedia, il bianco della sabbia – e di luci impietose, volutamente fredde e anonime come è spesso l’umanità che ci circonda. Bello e doloroso. Musiche originali di Gianluca Misiti. Fino al 15 aprile.

Gloria Bondi

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