Regia di Steven Spielberg. Un film con Emily Blunt, Josh O’Connor, Colin Firth, Eve Hewson, Colman Domingo. Genere Fantascienza, Drammatico, – USA, 2026.

Le motivazioni dichiarate da Spielberg sono quelle di un autore che vuole parlare di verità, conoscenza, trasparenza — ma poi lo strumento che sceglie è il blockbuster d’azione con alieni mostrati sullo schermo, il che contraddice con la cautela che l’ incerta conoscenze del tema richiederebbe. Mi aspettavo un film diverso, più vicino a un documentario che ad un film di azione, come in effetti è. Ho trovato la trama confusa e con ipotesi sull’aspetto e i poteri degli alieni troppo azzardate. E’ vero che ci sono testimonianze ma, sicuramente, nessuna certezza assoluta. Mostrare l’aspetto di un alieno, come avviene verso la fine del film, invita lo spettatore ad un esercizio di credulità difficile anche per quelli più viicini alla sensibilità del regista.

Il paradosso è evidente: se il messaggio è “esistono segreti che ci sono stati nascosti e dobbiamo avere il coraggio di guardare la realtà”, mostrare un alieno in modo definitivo — con una forma precisa, dei poteri specifici — non è un atto di onestà intellettuale, è esattamente il contrario. È sostituire un’ipotesi con un’altra, solo più spettacolare.

Opere come Moment of Contact o le audizioni reali al Congresso americano sono in realtà più perturbanti proprio perché lasciano il mistero intatto. La potenza del tema UFO sta nell’incertezza, nel “non sappiamo cosa sia” — e Spielberg tende a risolvere quella tensione in modo avvincente (almeno nelle intenzioni) ma intellettualmente poco onesto nel trattare un tema che richiederebbe reticenza e dubbio.

Paradossalmente, il primo Incontri ravvicinati del terzo tipo del 1977 era migliore: gli alieni si vedevano pochissimo, erano luce, forma vaga, musica. L’incontro era soprattutto emotivo. Qui Spielberg sembra voler spiegare tutto, anche quello che nessuno conosce per davvero.

Redazione
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